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Quanto far pagare una stampa 3D: prezziario reale 2026 (con esempi)

Come decidere il prezzo di una stampa 3D senza tirare a indovinare: il metodo costo + margine, tre esempi concreti con numeri, e gli errori che fanno perdere soldi.

Paolo Spada · · 3 min di lettura
Quanto far pagare una stampa 3D: prezziario reale 2026 (con esempi)

La domanda che mi arriva più spesso, da quando ho lanciato Stimalo, è sempre la stessa: "quanto chiedo per questa stampa?". E quasi sempre dietro c'è la stessa paura — chiedere troppo e perdere il cliente, o chiedere troppo poco e lavorare gratis.

Non esiste un listino magico valido per tutti, perché il prezzo dipende dalla tua stampante, dal tuo materiale e dalla tua bolletta. Ma esiste un metodo che ti evita di sbagliare. Vediamolo, con tre esempi concreti.

Il metodo: prima il costo, poi il margine

L'errore più comune è partire dal prezzo ("faccio 10 euro che mi sembra giusto"). Il metodo corretto fa il contrario: parte dal costo reale e ci applica sopra un margine.

Il costo reale di una stampa non è solo il filamento. È la somma di:

  • Materiale (peso × prezzo al kg, con un fattore di scarto per supporti e fallimenti)
  • Elettricità (attenzione: non i Watt di targa, ma il consumo reale — ne parlo nel dettaglio in questo articolo sul consumo elettrico)
  • Ammortamento della stampante (quanto "consumi" la macchina su quella stampa)
  • Manodopera (slicing, avvio, rimozione, post-produzione — è la voce che quasi tutti dimenticano)

Se ti interessa come si compone ogni voce nel dettaglio, l'ho spiegato passo passo nella guida al calcolo del costo di una stampa 3D. Qui partiamo dal costo già calcolato e ragioniamo sul prezzo.

Markup ≠ margine "Margine 40%" non vuol dire "costo × 1,40". Significa che il margine è il 40% del prezzo finale: prezzo = costo / (1 − 0,40). Su un costo di 6 €, il prezzo a margine 40% è 10 €, non 8,40 €. Confondere i due ti fa guadagnare meno di quanto credi.

Tre esempi reali

1. Portachiavi PLA, 15 g, 40 minuti. Costo materiale ~0,30 €, elettricità ~0,05 €, ammortamento ~0,40 €, manodopera (5 min) ~1,50 € → costo totale ~2,25 €. Con margine 45% → ~4 €. Se ne stampi 20 in un piatto, il prezzo al pezzo scende perché la manodopera la spalmi una volta sola.

2. Vaso decorativo PETG, 180 g, 9 ore. Materiale ~3,60 €, elettricità ~0,30 €, ammortamento ~3,50 €, manodopera (15 min) ~3,00 € → costo ~10,40 €. Con margine 45% → ~19 €.

3. Pezzo tecnico ABS-CF su commissione, 250 g, 14 ore. Materiale ~9 €, elettricità ~0,50 €, ammortamento ~5,50 €, manodopera (30 min, più rischio fallimento) ~6 € → costo ~21 €. Materiali tecnici e tolleranze strette giustificano un margine più alto: 55% → ~47 €.

Nota come il prezzo non sia mai "il materiale per due". Su pezzi piccoli e veloci il grosso del costo è la manodopera; su pezzi lunghi pesano macchina ed energia.

Gli errori che fanno perdere soldi

  • Prezzare solo il materiale ×2. Funziona per caso solo su certi pezzi medi; sui pezzi piccoli (tanta manodopera, poco materiale) lavori in perdita.
  • Dimenticare la manodopera. Il tuo tempo vale. Mettilo a tariffa oraria e sommalo al netto del margine.
  • Non considerare i fallimenti. Una stampa su dieci va male: se non lo prevedi nel costo, lo paghi tu.
  • Cambiare prezzo a sensazione ogni volta. Senza un metodo non sai mai se ci guadagni davvero.

Come lo faccio io (in 2 minuti)

Io uso Stimalo: carico il G-code (o anche il file .gcode.3mf di Bambu Studio), seleziono materiale e stampante, e il calcolatore mi dà il costo reale separando materiale, energia, macchina e manodopera. Poi imposto il margine — o inserisco direttamente il prezzo finale e vedo che margine sto applicando — e genero il PDF da mandare al cliente.

È gratis e non serve registrarsi per provarlo: fai il tuo primo preventivo qui. Se poi vuoi salvarlo e tenere lo storico delle commesse, crea un account gratuito — è quello che uso ogni giorno per non lavorare mai in perdita.

E tu, come decidi i tuoi prezzi? Se hai un metodo diverso scrivimi, mi interessa davvero.

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