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Regime forfettario per chi fa stampa 3D: la guida concreta al 2026

Quale ATECO usare, quanto si paga davvero, cosa succede se superi gli 85.000 euro. Tutto quello che volevo sapere prima di aprire partita IVA per la stampa 3D.

Paolo Spada · · 12 min di lettura
Regime forfettario per chi fa stampa 3D: la guida concreta al 2026

Quando ho aperto la mia prima partita IVA per stampare in 3D a tempo pieno, nessun commercialista sapeva dirmi con precisione quale codice ATECO usare. Ne ho sentiti tre diversi dalla bocca di tre professionisti. Tutti e tre in buona fede. Il problema è che in Italia un codice dedicato alla stampa 3D non esiste ancora, e devi scegliere tra categorie nate per altro.

Questa è la guida che avrei voluto avere io. Partiamo dal regime forfettario perché è quello dove finisce quasi ogni maker italiano, almeno all'inizio.

Avviso doveroso Non sono commercialista. Ho messo insieme queste informazioni leggendo la normativa, le circolari dell'Agenzia delle Entrate e parlando con i fiscalisti che mi seguono. Per il tuo caso specifico serve comunque il parere di un professionista abilitato. La fiscalità italiana è complicata sul serio: un errore di 100 euro adesso può costarne 2.000 tra due anni.

Cos'è il regime forfettario (in una riga)

È un regime fiscale agevolato che ti fa pagare una tassa unica al posto di IRPEF, IRAP e IVA. Invece di dedurre ogni singolo costo analiticamente, lo Stato presume che una certa percentuale del tuo fatturato siano spese (coefficiente di redditività) e tassa solo il resto con un'aliquota fissa del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti di "start-up".

Nessun'IVA da caricare in fattura. Nessuna rendicontazione dei costi reali. Semplicità in cambio di una leggera perdita di flessibilità. Per un maker che fattura sotto gli 85.000 euro l'anno è quasi sempre la scelta giusta, con qualche eccezione che vediamo più avanti.

Le soglie 2026 da conoscere a memoria

Nel 2026 la normativa conferma i limiti già stabiliti dalla Legge 197/2022. Sono tre numeri. Se ti entrano in testa, hai già il 70% del quadro.

85.000 euro di fatturato annuo è il tetto per restare nel forfettario. Se nel corso dell'anno sfori questa soglia ma resti sotto i 100.000, puoi finire l'anno in regime agevolato ma l'anno dopo passi obbligatoriamente all'ordinario. Fonte: Agenzia delle Entrate.

100.000 euro è la "clausola di salvaguardia": se superi questo livello in un qualsiasi momento dell'anno, fuoriesci immediatamente dal forfettario. Non a fine anno, da subito. Le fatture emesse dopo il superamento scontano l'IVA al 22% e ti toccherà fare regolarizzazioni IVA sugli acquisti già fatti in franchigia. È un casino burocratico che si evita solo tenendo sempre d'occhio il totale.

35.000 euro di reddito da lavoro dipendente o pensione nell'anno precedente è l'ultimo limite. Se hai un lavoro principale e nel 2025 hai preso più di 35k lordi tra stipendi e pensioni, per il 2026 sei fuori dal forfettario (la soglia è salita dai vecchi 30k solo recentemente).

Tieni d'occhio sempre i tre numeri. Da quando ho iniziato a monitorarli in un file a parte con una formula semplice, non ho più avuto ansia da fine anno.

85.000€limite fatturato annuo regime forfettario
100.000€soglia di uscita immediata
35.000€tetto reddito da lavoro dipendente anno precedente

Le aliquote vere che pagherai

L'imposta sostitutiva è del 15%, ma se apri la partita IVA da zero (non è la prosecuzione di un'attività precedente, anche sotto altra forma) per i primi cinque anni paghi il 5%. È uno sconto enorme, vale la pena leggersi con cura i requisiti perché l'Agenzia delle Entrate è rigorosa su questo punto.

Per qualificarti come start-up ti serve:

  • Non aver esercitato negli ultimi tre anni un'altra attività artistica, professionale o d'impresa, neanche in forma associata o familiare
  • L'attività nuova non deve essere "mera prosecuzione" di una precedente (per esempio, non puoi chiudere una ditta individuale di falegnameria e riaprirla il giorno dopo come service di stampa 3D aspettandoti il 5%)
  • Se subentri in un'attività esistente, il suo fatturato dell'anno precedente non deve aver superato i limiti del forfettario

Scaduti i cinque anni torni al 15%. Il 5% non è "rinnovabile" né estendibile.

Il casino vero: quale codice ATECO scegliere

Ecco dove si ferma il 90% delle guide online e dove iniziano i problemi reali. Il codice ATECO è la classificazione ufficiale che definisce la tua attività. Determina il coefficiente di redditività, cioè la parte del tuo fatturato che verrà tassata. Per il forfettario questo numero è decisivo.

Per la stampa 3D non esiste un codice dedicato. In pratica, ti trovi tra tre opzioni principali e la scelta dipende da cosa fai davvero.

47.91.10: commercio al dettaglio via internet

Coefficiente di redditività: 40%. Significa che di 50.000 euro fatturati, 20.000 sono considerati reddito tassabile e su quelli paghi il 15% (o 5% start-up).

Questo codice è pensato per chi vende online prodotti (non servizi). Se la tua attività è "stampo oggetti in 3D e li vendo su Etsy, Amazon, Shopify, canali online", è il codice più ragionevole. Lo conferma anche Fidocommercialista in una delle poche guide italiane sul tema.

Aliquota effettiva su 50k di fatturato: 3.000 euro l'anno (con il 15%), 1.000 euro l'anno (con il 5% start-up). Fino a qui sembra un sogno. Il problema, quando c'è, viene dai contributi INPS, che vediamo dopo.

32.99.09: fabbricazione di altri articoli n.c.a.

Coefficiente di redditività: 67%. Usato per chi "produce oggetti" e li vende, tipicamente B2B o su commessa (non solo online). Se fai principalmente prototipi funzionali per aziende, gadget su misura, pezzi di ricambio stampati in 3D, è un codice più aderente alla natura manifatturiera del lavoro.

Stessa cifra di fatturato, 50.000 euro. Reddito imponibile: 33.500 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 5.025 euro. Al 5% start-up: 1.675 euro.

Molto peggio del 47.91.10, eh. Ma c'è un vantaggio: sei un'impresa "vera", paghi i contributi come artigiano o commerciante e non come Gestione Separata INPS, e questo ha implicazioni sul lungo periodo (pensione, malattia, genitorialità).

74.10.30: attività di design e modellazione 3D

Coefficiente di redditività: 78%. È un codice da "libero professionista". Si applica se la tua attività prevalente è la modellazione, non la stampa fisica. Disegni file CAD per clienti, fai reverse engineering, ingegnerizzazione, progettazione industriale.

Riepilogo coefficienti Tre numeri che cambiano le tue tasse: 40% per 47.91.10 (commercio online), 67% per 32.99.09 (fabbricazione), 78% per 74.10.30 (design). Più alto il coefficiente, maggiore il reddito considerato imponibile, più tasse paghi a parità di fatturato.

Se lavori principalmente così, è il tuo codice. I contributi vanno alla Gestione Separata INPS e sono proporzionali al reddito, non fissi.

Come scegliere davvero

Se mescoli più attività (la maggior parte di noi fa così), puoi aprire più codici ATECO contemporaneamente e indicare quello "prevalente". La prevalenza va rispettata nei fatti: se dichiari come prevalente il 47.91.10 ma nei fatti fatturi per l'80% servizi di modellazione, sei a rischio contestazione.

Il mio consiglio pratico, frutto anche di brutte discussioni col commercialista:

  1. Fai il conto concreto di dove arrivano i soldi. Se nell'anno precedente il 70% del fatturato viene da oggetti venduti online, il prevalente è 47.91.10
  2. Se sei agli inizi e non sai, parti dal codice che rappresenta meglio l'attività principale che vuoi fare, non quella che ti fa pagare meno
  3. Documenta le tue fatture in modo coerente con i codici scelti

Il coefficiente di redditività è importante, ma non è l'unica variabile. Cambiare codice a posteriori è possibile ma lascia tracce.

Contributi INPS: la vera voce di spesa nascosta

Qui tanti maker si fanno male. Il 5% o il 15% di imposta non è tutto quello che paghi. Ci sono i contributi previdenziali, e a seconda del codice ATECO sono molto diversi.

Se apri posizione come commerciante (ATECO 47.91.10 tipicamente) o artigiano (32.99.09 se iscritto all'albo artigiani, altrimenti commerciante), la Gestione IVS ti chiede contributi fissi minimi indipendentemente dal reddito effettivo. Nel 2026 sono circa 4.500 euro l'anno, divisi in quattro rate trimestrali. Si pagano anche se hai fatturato zero.

In più, sulla parte di reddito che supera il "minimale contributivo" (circa 18.555 euro per il 2026), paghi un ulteriore 24,09% di contributi variabili.

Esempio concreto: 50.000 euro di fatturato, codice 47.91.10, coefficiente 40% → reddito imponibile 20.000 euro. Oltre il minimale: 20.000 − 18.555 = 1.445 euro. Contributi variabili: ~348 euro. Totale contributi: ~4.848 euro.

Tradotto: da 50.000 euro di fatturato ti restano in tasca circa 40.000 euro dopo aver pagato tasse (al 5% start-up: 1.000 euro) e contributi (4.848 euro). Con il 15% scendi a circa 38.000 euro.

Chi si iscrive alla Gestione Separata INPS (ATECO 74.10.30, puro servizio professionale) non ha il minimale fisso: paga il 26,07% solo sul reddito effettivo. Se fatturi poco, paghi poco. Cash flow migliore, pensione peggiore.

Una riduzione importante: i maker iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere una riduzione del 35% dei contributi in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 comma 77). Chi ha aperto dal 2025 può arrivare a una riduzione ancora maggiore, nelle nuove misure previste. Questo non è automatico: va fatta richiesta esplicita all'INPS, in genere entro febbraio di ogni anno. Chiedilo al tuo commercialista esplicitamente. Alcuni se ne dimenticano.

Quando il forfettario non conviene più

Non è sempre detto che convenga. Ci sono situazioni in cui il regime ordinario è meglio.

Se hai costi alti e documentati

Il forfettario usa il coefficiente presunto. Se i tuoi costi reali sono superiori al 60% (per 47.91.10) o al 33% (per 32.99.09), in regime ordinario dedurresti di più e pagheresti meno tasse. Succede tipicamente quando compri stampanti nuove costose, hai affitto di laboratorio, bollette salate e magari un dipendente.

Fai due conti a fine anno con un foglio Excel. È una cosa che richiede 30 minuti e può farti risparmiare migliaia di euro.

Se hai molti acquisti con IVA detraibile

In forfettario l'IVA sugli acquisti non si detrae. Se compri una stampante da 10.000 euro più IVA, paghi 2.200 euro di IVA che non recupererai mai. In regime ordinario quell'IVA la scali dalla tua IVA in uscita.

Se vendi a clienti B2B esteri con spesso operazioni intra UE

Il forfettario obbliga all'"integrazione al 22%" sulle fatture ricevute dall'estero (UE e extra-UE). È una complicazione burocratica che se fai operazioni frequenti ti fa perdere più tempo di quello che ti fa risparmiare in tasse.

Se il tuo cliente è un'azienda strutturata

Alcune grandi aziende preferiscono fornitori con IVA. Non è un obbligo normativo, è una preferenza pratica del loro ufficio acquisti. Se stai puntando a lavorare con clienti così, il forfettario può essere un limite commerciale.

Passare al regime ordinario: cosa succede

Il passaggio avviene automaticamente l'anno dopo aver sforato gli 85.000 euro (o subito se sfori 100.000). Non serve fare domanda, scatta per legge.

Dal punto di vista pratico cambia tutto:

  • Devi caricare IVA in fattura (22% standard per i prodotti stampati in 3D)
  • Tenere registri IVA, fare liquidazioni mensili o trimestrali
  • Calcolare IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%)
  • Dedurre i costi analiticamente, con documentazione in ordine

La buona notizia è che puoi finalmente detrarre l'IVA sugli acquisti, dedurre i costi reali e accedere a qualche strumento (ammortamento strumentale, ecc.) precluso al forfettario. Se il tuo business sta crescendo, non è la fine del mondo. Serve solo un commercialista un po' più attivo.

Domande che mi fanno spesso

Posso fatturare a clienti privati esteri in forfettario? Sì. Operazioni in franchigia IVA. Chi ti paga dall'estero non vede IVA italiana. Le operazioni extra UE richiedono comunque la bolla doganale se spedisci beni fisici fuori UE.

Devo fare la fatturazione elettronica anche in forfettario? Sì, dal 2024 è obbligatoria per tutti, anche sotto i 25.000 euro. Serve un software di fatturazione abilitato o il portale dell'Agenzia delle Entrate.

Posso passare dal 47.91.10 al 32.99.09 a metà anno? Tecnicamente puoi aggiungere o modificare codici con una variazione dati alla Camera di Commercio e all'Agenzia delle Entrate, ma il coefficiente applicato all'anno in corso sarà quello del codice prevalente. I cambi strategici di codice per pagare meno tasse sono scrutinati dall'Agenzia, quindi vanno giustificati da un cambio effettivo di attività.

Se aggiungo l'attività di stampa 3D a una partita IVA esistente, posso fare forfettario? Solo se l'attività preesistente rispettava già i requisiti. Se hai fatturato 90.000 euro nel 2025 con un'altra attività, per il 2026 sei fuori.

Conviene aprire la partita IVA subito o aspettare? Dipende dal fatturato. Sotto i 5.000 euro l'anno di ricavi da attività occasionale, la partita IVA potrebbe non servire (prestazione occasionale con ritenuta). Sopra quella soglia (o se diventi continuativo) la partita IVA è obbligatoria. Molti maker iniziano con prestazione occasionale e formalizzano dopo i primi mesi.

Ordine operativo se parti oggi

  1. Decidi il codice ATECO prevalente in base a cosa farai davvero nei prossimi 12 mesi
  2. Vai da un commercialista con questa guida stampata e fatti confermare (o correggere) le scelte
  3. Apri la partita IVA online all'Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) o tramite il commercialista
  4. Iscriviti all'INPS nella gestione giusta (commercianti, artigiani, o Gestione Separata)
  5. Richiedi la riduzione del 35% dei contributi se sei in IVS (entro febbraio dell'anno in cui vuoi la riduzione)
  6. Scegli un software di fatturazione elettronica: ce ne sono tanti gratuiti sotto certe soglie
  7. Imposta un file di monitoraggio con fatturato progressivo per non sforare 85k senza accorgertene

Se stai facendo stampa 3D e non sai quanto ti costa davvero ogni ora di lavoro tra materiale, ammortamento macchina e elettricità, vale la pena leggere anche la guida al calcolo costi. Spesso il problema non è la tassa, è il preventivo sbagliato alla base.

Riepilogo utile

Variabile Regime forfettario Regime ordinario
Limite fatturato 85.000 € (fuoriuscita a 100k) Nessun limite
Tassa principale 15% (o 5% start-up 5 anni) IRPEF 23-43%
IVA in fattura No (franchigia) Sì (22% tipico per stampa 3D)
Detrazione IVA acquisti No
Deduzione costi Forfettaria (coefficiente) Analitica
Fatturazione elettronica Obbligatoria Obbligatoria
Contributi INPS fissi Sì se IVS (ridotti 35%) Sì se IVS

Se un fiscalista ti propone un altro schema perché nel tuo caso funziona meglio, ascoltalo. Le guide online (questa compresa) sono un punto di partenza, non un sostituto della consulenza.

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